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Legittimi sospetti sui partner del centro di ricerca italo-cinese a Prato

28 Nov

Ecco l’articolo uscito sul Sole 24 Ore CentroNord di mercoledì 3 novembre:

Ricerca italo-cinese a Prato

Silvia Pieraccini
PRATO

È un’alleanza tra Davide e Golia quella destinata a dar vita al contestato centro di ricerca italo-cinese sul tessile a Prato, primo esempio italiano di collaborazione col paese del Dragone basato nella città che ospita la più grande comunità cinese d’Italia (circa 40mila persone, per metà clandestini). Il “Davide” che nei giorni scorsi ha firmato a Firenze – sotto gli occhi del presidente della Regione, Enrico Rossi, e del viceministro cinese della Scienza, Cao Janlin – l’accordo per la nascita del nuovo organismo è il Creaf, acronimo di Centro di ricerca e alta formazione, una srl promossa dalla Provincia di Prato, che detiene l’82%, e finanziata finora con oltre 22 milioni di soldi pubblici. I soldi sono serviti a creare il contenitore, ma non ancora il contenuto: il valore della produzione del Creaf, risultante dai bilanci approvati e revisionati dal 2006 al 2011, è pari a zero (nel bilancio chiuso al 31 marzo è di 8 euro), mentre le perdite accumulate negli ultimi sei anni hanno raggiunto i 470mila euro (nell’ultimo bilancio la perdita è di 145mila euro), e i debiti hanno toccato i 6,3 milioni.
Il “Golia” destinato a diventare partner del Creaf è Wenzhou Garment Development co. Ltd, una società privata cinese con sede a Wenzhou – città della Cina meridionale nella regione del Zhejiang dalla quale provengono molti dei cinesi d’Italia – che finora è rimasta avvolta dalla nebbia. Chi è, e a chi fa capo questa società? La Regione, interpellata, rimanda la risposta alla propria agenzia Toscana Promozione, che ha messo a punto il progetto per la nascita del centro di ricerca misto. Da Toscana Promozione si limitano a dire che Wenzhou Garment Development è sì una società di diritto privato ma finanziata dal Governo della Provincia del Zhejiang (che non può fare investimenti diretti all’estero), che opera in rappresentanza di aziende, centri di ricerca e università dell’area attive nel settore tessile-abbigliamento. In verità, nella brochure distribuita nell’ultimo viaggio organizzato dalla Regione in Cina, Wenzhou Garment Development è indicata come una società diretta da Emma Xu, che ha come investitore di riferimento il colosso dell’abbigliamento Teng Xu, azienda fondata nel 1993 che oggi produce più di due milioni di capi l’anno, venduti anche sul proprio sito Internet a prezzi che vanno a 1 a 6 dollari per gli abiti, che ne fanno la maggior compagnia di abbigliamento votata all’export della Cina.
I partner del nascente centro di ricerca, Creaf e Wenzhou Garment Development, sono spuntati a sorpresa pochi giorni fa, dopo che fin dal novembre 2010, quando il presidente Rossi incontrò per la prima volta il ministro cinese della Scienza a Firenze, la Regione aveva parlato di stringere alleanza con Governo e Università cinesi. Quel che è certo è che la Cina è pronta a investire nel nascente centro di ricerca di Prato 20 milioni di euro, mentre il Creaf al momento non ha denaro da investire e, anzi, ha la necessità di coprire le perdite accumulate. Al punto che il presidente dell’Unione industriale Prato, Riccardo Marini, critico sulla firma di un accordo per la nascita di un centro di ricerca che rischia di trasferire ai cinesi il knowhow accumulato nel tessile, ha buon gioco a chiedersi due cose: «Chi ripianerà le perdite del Creaf?» e «come verrà gestito il delicato aspetto del coinvolgimento di un soggetto privato straniero come Wenzhou Garment Development in un’operazione finanziata con denaro pubblico?»
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